Quando
ve ne siete accorti era gia' troppo tardi....
Non
illudetevi che queste semplici regole vi rendano
assolutamente invulnerabili: tanto per cominciare,
coprono principalmente la navigazione in Internet, che
oggigiorno è la fonte principale di attacchi
informatici. Inoltre la sicurezza assoluta è una
chimera. Un aggressore deciso ed esperto, che prenda
di mira specificamente voi, è in grado di aggirare
queste precauzioni basilari e probabilmente è in
grado di aggirare qualsiasi precauzione, ricorrendo
anche a tecniche non strettamente informatiche
(corruzione, pedinamento, infiltrazione
nell'organizzazione, furto materiale del computer,
eccetera).
In ambito informatico si definisce phishing una
tecnica di cracking, ed in particolare di ingegneria
sociale, utilizzata per ottenere l'accesso ad
informazioni personali e riservate con la finalità
del furto di identità mediante l'utilizzo di messaggi
di posta elettronica fasulli, oppurtunamente
creati per apparire autentici. Grazie a questi
messaggi, l'utente è ingannato e portato a rivelare dati
sensibili, come numero di conto corrente, nome
utente e password, numero di carta di credito ecc.
Metodologia di attacco
Il processo standard di queste metodologie di
attacco può riassumersi nei seguenti passi:
l'utente malintenzionato (cracker)
spedisce al malcapitato ed ignaro utente un
messaggio e-mail che simuli nella grafica e nel
contenuto quella di una istituzione nota al
destinatario (ad es. la sua banca, il suo provider
web, un sito di aste online a cui è iscritto).
la e-mail contiene avvisi di particolari
situazioni o problemi verificatesi con il
proprio conto corrente/account (ad es. un addebito
enorme, la scadenza dell'account ecc.).
nella mail il destinatario è invitato a seguire
un link, presente nel messaggio, per evitare
l'addebito e/o per regolarizzare la sua posizione
con l'ente o la società di cui il messaggio
simula la grafica e l'impostazione.
il collegamento al sito web della banca fornito
NON porta in realtà al sito web ufficiale, ma a
pagine appositamente create per emulare il
"Look and feel" del sito in oggetto e
richiedere al destinatario dati personali
particolari, normalmente con la scusa di una
conferma o la necessità di effettuare una
autenticazione al sistema; queste informazioni
vengono memorizzate dal server e quindi finiscono
nelle mani del cracker.
il cracker
utilizza questi dati per acquistare beni,
trasferire somme di denaro o anche solo come
"ponte" per ulteriori attacchi.
Ingegneria
Sociale
Il
fattore umano: l’anello più debole La convincente
disciplina del "social engineering" “Social
engineering” o ingegneria sociale è un termine poco
conosciuto al di fuori della comunità informatica. Il termine
definisce un vero e proprio modo di intrusione di tipo non
tecnico, finalizzato ad imbrogliare le persone, per carpire le
informazioni necessarie a superare le barriere di sicurezza.
Un esempio classico a livello di azienda è la persona che
spacciandosi per un tecnico informatico telefona ad un
impiegato, e dopo aver descritto una situazione di pericolo
sul suo computer, propone una soluzione urgente in cui
l’impiegato deve fornire una serie di informazioni che
possono arrivare fino alla password. A questo punto,
indipendentemente da quanto l’azienda abbia investito nella
sua infrastruttura di sicurezza, con questo semplice
stratagemma l’hacker può ottenere tutte le informazioni
desiderate e il gioco è fatto! Attacchi ti questo tipo,
caratteristici dell’ambito aziendale, si stanno diffondendo
con modalità leggermente differenti anche nell’ambito
domestico, come si inizia a vedere oggi con gli attacchi di
Phishing È importante rendersi conto che il fattore umano è
l’anello più debole della catena della sicurezza perché le
persone non sono sempre informate sui rischi e perché sono in
genere disponibili a fornire informazioni ad altri nella
convinzione di essere d’aiuto. Bibliografia Per rendersi
conto della genialità dei metodi e dell’efficacia dei
risultati a cui si può arrivare con l’ingegneria sociale
basta leggere il libro di Kevin D. Mitnik, considerato il più
abile hacker del mondo, che descrive i mezzi da lui usati per
ingannare le persone, inducendole a rivelare informazioni
sensibili che gli permettevano poi di scavalcare i sistemi di
sicurezza Kevin D. Mitnik L’arte dell’inganno Feltrinelli,
2003 .
Nel campo della sicurezza
informatica per ingegneria sociale (dall'inglese social
engineering) si intende lo studio del comportamento
individuale di una persona al fine di carpire informazioni.
Questa tecnica è anche un
metodo (improprio) di crittanalisi quando è usata su una
persona che conosce la chiave
crittografica di un sistema. Similmente al metodo del tubo
di gomma può essere un modo sorprendentemente efficiente per
ottenere la chiave, soprattutto se comparato ad altri metodi
crittanalitici.
Con l'evoluzione del
software, l'uomo ha migliorato i programmi a tal punto che
essi presentano pochi bug
(errori che i programmatori generalmente commettono quando
creano un software). Per un hacker sarebbe impossibile
attaccare un sistema informatico in cui non riesce a trovare
bug. Quando ciò accade l'unico modo che l'hacker ha per
procurarsi le informazioni di cui necessita è quello di
attuare un attacco di ingegneria sociale.
Un ingegnere sociale (social
engineer) per definirsi tale deve saper fingere, sapere
ingannare gli altri, in una parola saper mentire.
Un social engineer è molto bravo a nascondere la propria
identità, fingendosi un'altra persona: in tal modo egli
riesce a ricavare informazioni che non potrebbe mai ottenere
con la sua identità reale. Nel caso sia un hacker, può
ricavare informazioni attinenti ad un sistema informatico. Il
social engineering è quindi una tecnica per ricavare
informazioni molto usata dagli hacker
esperti, e dato che comporta (nell'ultima fase dell'attacco)
il rapporto più diretto con la vittima, questa tecnica è una
delle più importanti per carpire informazioni. In molti casi
il cosiddetto ingegnere potrà riuscire a ricavare tutto ciò
che gli serve dalla vittima ignara.
Le fasi dell'attacco
Il social engineer
comincia con il raccogliere informazioni sulla vittima, per
poi arrivare all'attacco vero e proprio. Durante la prima fase
(che può richiedere anche alcune settimane di analisi),
l'ingegnere cercherà di ricavare tutte le informazioni di cui
necessita sul suo bersaglio: e-mail, recapiti telefonici, ecc.
Superata questa fase, detta footprinting, l'ingegnere
passerà alla fase successiva, cioè quella che gli permetterà
di verificare se le informazioni che ha ricavato sono più o
meno attendibili, anche telefonando all'azienda del bersaglio
e chiedendo cortesemente di parlare con la vittima. La fase più
importante, quella che determinerà il successo dell'attacco,
è lo studio dello stile vocale della persona per la
quale vuole spacciarsi (ad esempio cercando di evitare in
tutti i modi l'utilizzo di espressioni dialettali e cercando
di essere quanto più naturale possibile, sempre utilizzando
un tono neutro e cortese). In questa fase l'attaccante avrà
sempre vicino a sé i propri appunti con tutte le informazioni
raccolte nella fase di footprinting, dimostrandosi
pertanto sicuro nel caso gli venisse posta qualche domanda.
Molto spesso il social
engineering viene utilizzato per ricavare informazioni su
privati (phishing).
Un esempio di azione di questo genere può essere una falsa e-mail,
mandata da un aspirante ingegnere sociale fingendosi magari un
amministratore di sistema, o un membro di qualche grosso ente.
Vengono richiesti al malcapitato di turno nome utente e
password di un suo account, ad esempio quello di posta
elettronica, con la scusa di fare dei controlli sul database
dell'azienda. Se la vittima cade nel tranello, il social
engineer avrà ottenuto il suo l'obiettivo, ossia una
breccia nel sistema della vittima, da cui potrà iniziare una
fase di sperimentazione allo scopo di violare il sistema
stesso.
In ambito informatico
il termine inglese cracker indica colui che entra
abusivamente in sistemi altrui allo scopo di danneggiarli (cracking),
lasciare un segno del proprio passaggio, utilizzarli come
teste di ponte per altri attacchi oppure per sfruttare la loro
capacità di calcolo o l'ampiezza di banda di rete.
I cracker possono essere
spinti da varie motivazioni, dal guadagno economico
(tipicamente coinvolti in operazioni di spionaggio
industriale o in frodi)
all'approvazione all'interno di un gruppo di cracker (come
tipicamente avviene agli script
kiddie, che praticano le operazioni di cui sopra senza una
piena consapevolezza né delle tecniche né delle
conseguenze).
I media hanno l'abitudine di
definire hacker
i cracker, mentre, sebbene alcune tecniche siano simili, i
primi hanno scopi più costruttivi che distruttivi, come
accade invece ai secondi.
Tecniche alternative
Della tecnica appena
descritta è stato un grosso esponente Kevin
Mitnick durante le sue scorrerie informatiche. Su questo
tema Mitnick ha scritto un libro, L'arte dell'inganno.
Altre tecniche descritte in questo libro sono:
rovistare nella spazzatura
in cerca di foglietti con appuntate delle password, o
comunque in cerca di recapiti telefonici indirizzi, ecc.
fare conoscenza con la
vittima, fingendo di essere un incompetente informatico e
chiedendo lumi all'esperto;
spacciarsi per un addetto
della compagnia che vende i programmi utilizzati, dicendo
che è necessario installare una patch
al sistema.
In alcuni dei casi descritti,
Mitnick afferma di aver avuto accesso diretto alle macchine
tramite l'amministratore, utilizzando una connessione ritenuta
normalmente sicura come quella SSH (Secure Shell).