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In breve

E' possibile, ed estremamente facile, creare delle pagine Web che sembrano avere indirizzi (URL) di siti autorevoli. Un navigatore distratto, che non ha un browser sicuro, vede un URL che inizia con, per esempio, http://www.microsoft.com ed è quindi convinto che le informazioni che sta visualizzando provengano da quel sito, mentre in realtà provengono da una fonte scelta a piacere dall'autore del raggiro.

Inoltre Internet Explorer 6.0, perlomeno nelle versioni fino a dicembre 2003, ha un particolare difetto in base al quale lo si può indurre a visualizzare nella barra di navigazione un indirizzo falso a piacere. Questo problema è descritto e dimostrato in un'altra pagina di questo sito, dove sono riportate anche le istruzioni per correggerlo tramite la patch fornita a febbraio 2004 da Microsoft.

La soluzione

Tenere gli occhi aperti e usare un browser sicuro. Alcuni browser (per esempio Opera 5.11 e versioni successive per Windows e Linux, Lynx, e altri elencati qui sotto) hanno talvolta l'accortezza di avvisare che l'indirizzo potrebbe essere fasullo.

Sistemi colpiti

Tutti i sistemi operativi. In realtà quello che conta non è il sistema operativo: è il browser. Ho svolto qualche prova, e finora so per certo quanto segue:

  • browser colpiti (nel senso che non avvisano di alcun pericolo):
    Netscape Communicator 4.73 per Linux (prova personale)
    Opera 5.02 per Windows (prova personale)
    Internet Explorer 4.72.3110.4 con aggiornamento SP1a (prova personale)
    Internet Explorer 5.5 su Windows ME (segnalazione di lettore)
    Internet Explorer 6.0 su Windows 98SE (prova personale) prima della patch 832894

  • browser immuni o quasi (nel senso che lasciano accedere al sito-burla, ma perlomeno avvisano del possibile pericolo):
    Opera 5.11 e versioni successive per Windows e per Linux (segnalazione di lettore, confermata dalle mie prove personali)
    Lynx (segnalazione di lettore)

Se avete altri browser diversi da quelli elencati qui, provate i link presentati qui sotto e scrivetemi a topone@pobox.com, raccontando cosa succede.

Il problema

Le regole di funzionamento di Internet consentono ai browser di interpretare indirizzi Web redatti in questo modo:

sito_apparente@sito_reale

In questa maniera, l'utente distratto vede nel suo browser un indirizzo di un sito autorevole (sito_apparente), che sembra quindi essere la fonte della pagina Web, ma in realtà ciò che viene visualizzato dal browser è materiale proveniente da un altro sito (sito_reale, quello indicato dopo la chiocciolina).

Qualsiasi cosa venga scritta prima della chiocciolina viene sostanzialmente ignorata, e quindi si può usare una stringa lunga a piacere: più è lunga, più è improbabile che la vittima dell'inganno se la legga tutta e scopra il trucco.

Esempio pratico

Supponiamo che riceviate da un amico un e-mail di questo tipo:

From: Piero
To: Maurizio
Subject: Ecco cosa legge Bill Gates nei momenti liberi
-------
Ciao Topolino,
un amico mi ha segnalato una chicca! Dentro il sito Microsoft c'e'
nascosta una copia integrale del sito di Playboy!!!.
L'indirizzo e' questo:

http://www.microsoft.com&item=q209354@3522684105/

Ciao da Piero.

Se Maurizio guarda distrattamente (come facciamo tutti, ammettiamolo) il chilometrico link che Piero gli ha mandato, penserà che si tratti davvero di una pagina del sito Microsoft. In realtà il link porta alle normali pagine di Playboy, ma l'illusione è perfetta.

Fra l'altro, il link citato qui sopra non è inventato: funziona sul serio. Provare per credere (sempre che non vi dia problemi avere lo schermo invaso dalle donnine di Playboy).

Lascio a voi immaginare quanti scherzi (e raggiri) si possono combinare con questo sistema.

Come funziona questo giochino?

Per scoprirlo bisogna fare un paio di passi indietro. Abbiamo visto che i browser sono fatti in modo da ignorare qualsiasi testo presente prima della chiocciolina e usare come indirizzo del sito soltanto quel che viene dopo la chiocciolina. Ma se la burla usasse il formato

http://www.microsoft.com&item=q209354@www.playboy.com/

il trucco sarebbe fin troppo evidente. Occorre quindi mascherare il nome del sito dopo la chiocciolina.

A ogni nome di sito Internet corrisponde un indirizzo numerico o indirizzo IP, composto da quattro numeri. Ad esempio, al momento in cui scrivo www.playboy.com ha l'indirizzo IP 209.247.228.201.

Però se il link-burla usasse l'indirizzo IP e fosse quindi

http://www.microsoft.com&item=q209354@209.247.228.201/

un navigatore attento potrebbe accorgersi dell'inganno notando che dopo la chiocciolina c'è appunto un indirizzo IP, ossia quello del sito che viene effettivamente raggiunto cliccando sul link, e insospettirsi.

Per evitare di lasciare questo indizio, si usa un semplice espediente: si esprime l'indirizzo IP formulandolo in un altro formato molto meno riconoscibile, chiamato dotless decimale, che ha l'aspetto di un numero intero a 32 bit, non suddiviso da punti.

Le regole per convertire un indirizzo IP "normale" in uno dotless decimale sono semplici: se l'indirizzo IP è 1.2.3.4, si prende il 4 e lo si moltiplica per 1, si prende il 3 e lo si moltiplica per 256, si prende il 2 e lo si moltiplica per 65536 (256x256), e si prende l'1 e lo si moltiplica per 16777216 (256x256x256). Poi si sommano i quattro risultati e si ottiene l'equivalente dotless decimale.

Per proseguire l'esempio, www.playboy.com diventa 209.247.228.201, che si converte in formato dotless nel numero 3522684105, che ha l'aria perfettamente innocua e si può usare come destinazione di un link-burla.

Presso http://javascript.internet.com/equivalents/ip-obfuscation.html ho trovato un piccolo programma Javascript che esegue la conversione al formato dotless decimale (scritto da Jonathan Benaknin (jbenaknin@email.com) e leggermente modificato dal sottoscritto). Basta immettere nella casella IPa la prima parte dell'indirizzo IP, nella casella IPb la seconda parte, e così via.

URL mascherati

C'è anche un altro metodo: codificare l'URL (il nome) del sito-burla anziché il suo indirizzo IP.

Normalmente, quando vogliamo visitare un sito, ne digitiamo il nome. Se voglio visitare ad esempio la CNN, digito nel mio browser il nome del suo sito (che è cnn.com). Tuttavia esiste anche un altro modo di rappresentare il nome di un sito: codificandolo in modo che ogni carattere del nome sia sostituito (tenetevi forte) dal suo equivalente ASCII esadecimale preceduto dal simbolo di percentuale. Niente panico, traduco subito.

Ad esempio, la lettera "c" di cnn.com si codifica come %63, la lettera "n" come %6E, il punto come %2E, e così via (più sotto trovate la tabella completa delle equivalenze). In questo modo, cnn.com diventa un incomprensibile %63%6E%6E%2E%63%6F%6D.

Provare per credere: il link http://cnn.com/ e il link http://%63%6E%6E%2E%63%6F%6D portano entrambi al sito della CNN. Lo stesso sistema può essere usato anche per specificare la directory e la sottodirectory di un sito.

A questo punto è facilissimo creare link-burla usando i principi descritti prima. Supponiamo che io voglia far credere a un utente che un link porta al sito Microsoft, mentre in realtà porta al mio sito http://www.attivissimo.net/ e in particolare al file q01704.htm nella sottodirectory /b/. Per prima cosa creo il link-burla in chiaro (senza codifica):

http://www.microsoft.com&item=q209354@attivissimo.net/b/q01704.htm

Fatto questo, converto la parte che voglio nascondere (il nome del sito che davvero ospita la burla) usando le equivalenze indicate in fondo a questa pagina nell'Appendice. Per non generare un indirizzo esageratamente lungo, converto una lettera sì e una no, tanto è comunque sufficiente a mascherare il vero indirizzo:

a   t   t   i   v   i   s   s   i   m   o   .   n   e   t   (indirizzo originale)
%61 %74 %74 %69 %76 %69 %73 %73 %69 %6D %6F %2E %6E %65 %74 (conversione totale, molto lunga)
a  %74  t  %69  v  %69  s  %73  i   %6D o   %2E n   %65 t   (conversione a lettere alterne)

E già che ci sono, nascondo anche la chiocciolina, sostituendola con %40. Ed ecco il risultato:

http://www.microsoft.com&item=q209354@attivissimo.net/b/q01704.htm

Un link perfettamente funzionante che maschera completamente il fatto che in realtà porta a un sito ben diverso da quello apparentemente indicato.

Convertire manualmente ogni carattere di un indirizzo, consultando una tabellina, è un po' frustrante. Se volete automatizzare il procedimento, presso http://research.digitalrice.com/tools/tool_hexify.html trovate un convertitore automatico: immettete il nome di un sito e ottenete la versione codificata equivalente.

Rimedi

Alcuni browser (Opera 5.11 e successivi per Windows e alcune versioni di Internet Explorer patchate, ad esempio) talvolta avvisano che l'indirizzo potrebbe essere fasullo, ma non vi impediscono di accedere al sito-burla. E' meglio usare il cervello: quando visitate una pagina il cui contenuto vi sembra sospetto, o troppo bello per essere vero, controllate due volte l'indirizzo che vi è stato fornito e verificate che non contenga chioccioline.

Tuttavia l'indirizzo potrebbe essere fasullo anche se non contiene chioccioline, per cui non prendete l'assenza di chioccioline come sintomo certo e necessario di un inganno. Esiste infatti un modo per "emulare" la chiocciolina senza che venga visualizzata come tale (sostituendola con il codice %40, come mostrato nell'ultimo esempio).

Note

Questi sono soltanto alcuni dei tanti metodi per occultare la vera natura di un link, e gli spammer (chi bombarda gli utenti di pubblicità via Internet) li usano spesso per il loro squallido lavoro. Conoscere i loro metodi è un ottimo sistema per evitare le loro trappole.

Se volete saperne di più e conoscere anche gli altri metodi per nascondere un indirizzo IP, visitate http://www.pc-help.org/obscure.htm (in inglese).

Attenzione: la tecnica di specificare l'indirizzo IP (camuffato) al posto del nome del sito non funziona con molti siti web gratuiti o a basso costo. Molti fornitori di spazio Web associano più di un nome di dominio a uno stesso indirizzo IP. Quando digitate il nome del sito, il software del fornitore di spazio Web riceve la richiesta e la smista alle pagine Web del sito. In casi come questi non si può digitare l'indirizzo IP per accedere al sito: se lo fate, finirete sulle pagine del fornitore di spazio Web. In pratica questo sistema offre l'illusione di avere un proprio sito, ma in realtà crea una coabitazione (tanti siti rispondo allo stesso indirizzo). Non c'è una corrispondenza biunivoca fra URL e indirizzo IP. Playboy, invece, ce l'ha, e per questo (e solo per questo ;-)..) l'ho scelto per gli esempi.

Ringraziamenti

Devo ringraziare innanzi tutto Odo, che mi ha suggerito la prima versione di questo trucchetto, e poi tutti i lettori che hanno collaudato la pagina e mi hanno scritto per segnalarmi quali browser venivano ingannati e quali no. Grazie!

 

 

 

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