CAPITOLO 01 · 7 MIN DI LETTURA
PDF

PARTE I · IL MONDO PRIMA DELLO SGUARDO

1. Dalle cose alle relazioni

In un terreno sono stati consegnati mattoni, legno, vetri, tubazioni e cavi. Il materiale necessario per costruire un’abitazione è quasi tutto presente. Eppure nessuno direbbe che la casa esista già. Mancano la disposizione, gli appoggi, le connessioni, le aperture e i percorsi. Manca, soprattutto, una struttura capace di rendere compatibili le funzioni: sostenere, proteggere, far circolare, separare e collegare.

La casa mostra qualcosa che tendiamo a dimenticare quando guardiamo un oggetto finito: l’elenco delle componenti non esaurisce la spiegazione. Due costruzioni possono utilizzare materiali simili e avere comportamenti molto diversi. Una modifica nella disposizione dei sostegni può cambiare ciò che l’insieme riesce a sopportare. Il rapporto fra le parti non è un commento aggiunto alla materia. Fa parte del modo concreto in cui il sistema esiste.

La TUCR porta questa domanda al livello più generale: quanto di ciò che attribuiamo agli oggetti dipende dalla loro organizzazione relazionale? Non risponde cancellando gli oggetti, ma cambiando il punto dal quale li osserviamo. Prima di chiedere soltanto quale sostanza possiedano, chiede quali differenze mantengano, quali trasformazioni ammettano e quali effetti possano produrre. L’oggetto diventa una configurazione riconoscibile in una trama di possibilità e vincoli.

Una porta non è soltanto una tavola

Una tavola appoggiata a un muro non è ancora una porta funzionante. Deve essere collegata a un’apertura, a un sistema di rotazione o scorrimento, a un modo di chiudersi. Può poi regolare aria, luce e passaggio. Nessuna di queste funzioni richiede che qualcuno la stia guardando. Una porta chiusa modifica la circolazione dell’aria anche in una casa vuota.

L’esempio consente di separare due relazioni differenti. La prima è fisica: riguarda connessioni, forze, scambi, accessi. La seconda è interpretativa: qualcuno attribuisce alla porta un significato, come «ingresso», «privato» o «uscita». Un cartello può cambiare il comportamento di una persona senza cambiare i cardini. Il significato non è privo di effetti, ma non coincide con il meccanismo che permette alla tavola di ruotare.

Una teoria relazionale deve conservare questa precisione. Non tutte le relazioni sono dello stesso tipo. «Essere vicino», «essere causa», «assomigliare», «essere parte» ed «essere ricordato» non designano un unico collegamento universale. La TUCR usa la relazione come categoria generale, poi chiede a ogni modello di specificare quale rapporto stia effettivamente descrivendo. Altrimenti la frase «tutto è connesso» rischierebbe di spiegare così poco da risultare vera in qualsiasi situazione.

La proposta non richiede neppure che ogni cosa influenzi immediatamente ogni altra. Una rete può contenere vincoli, separazioni e ritardi. Appartenere allo stesso sistema non equivale a disporre degli stessi canali di accesso. Un quartiere può dipendere da un altro per l’acqua e non per l’elettricità; due persone possono condividere una stanza senza conoscere i rispettivi pensieri. La struttura delle connessioni è interessante proprio perché non tutti i collegamenti sono possibili.

La priorità che non viene prima nel tempo

Quando la TUCR attribuisce alle relazioni un «primato», non immagina necessariamente un istante nel quale esistessero legami senza alcun termine collegato. Il primato è anzitutto concettuale: per definire operativamente una differenza dobbiamo collocarla in un sistema di confronti. Se diciamo che un oggetto è più caldo, più lontano o più veloce, dobbiamo precisare rispetto a che cosa e secondo quale procedura.

Da questa esigenza non segue automaticamente che tutte le proprietà siano arbitrarie o dipendano dalla mente. Una misura può essere relazionale e restare oggettivamente vincolata. Cambiare l’unità di lunghezza modifica il numero scritto, non la possibilità che un mobile attraversi una porta. Anche proprietà trattate dalla fisica come invarianti non diventano mere opinioni perché vengono conosciute attraverso interazioni. Cercarne un’origine strutturale è una domanda ulteriore, non una licenza per abolirle.

Il primato relazionale ha dunque una versione prudente e una più impegnativa. La prima afferma che la descrizione di un sistema richiede anche la struttura dei rapporti. La seconda ipotizza che gli oggetti stessi possano emergere da una struttura più fondamentale. La TUCR esplora questa seconda possibilità, conservando la prima come criterio di lettura. Una cosa è riconoscere che una casa dipende dalla disposizione dei materiali; altra cosa è derivare la materia dell’universo da una rete causale.

È utile tenere aperto anche il problema dei termini della relazione, tradizionalmente chiamati *relata*. Le relazioni collegano entità già definite oppure contribuiscono a definirle? Nel modello TUCR, un nodo non deve essere pensato subito come una piccola pallina autosufficiente. Può rappresentare un evento o un ruolo nella struttura. Il suo nome serve a identificarlo nel calcolo; ciò che gli conferisce funzione è l’insieme dei rapporti e delle trasformazioni ammesse.

Il mondo come processo

Una seconda scelta accompagna il primato relazionale: la realtà viene pensata come processo. Non si tratta della semplice constatazione che le cose cambiano. Si tratta di domandare se la loro stabilità sia un risultato della dinamica, anziché qualcosa di completamente antecedente a essa. Il fiume resta riconoscibile mentre l’acqua passa; una fiamma mantiene un profilo mentre il combustibile viene trasformato. Questi esempi non spiegano una particella, ma rendono concepibile una permanenza senza immobilità.

Il linguaggio ordinario privilegia i sostantivi: albero, città, persona. Il linguaggio processuale affianca i verbi: crescere, mantenere, regolare, ricordare. Un albero non è soltanto materia collocata in una forma. È anche una storia di scambi e trasformazioni che sostengono quella forma. Considerarlo come processo non lo rende meno reale; rende più esigente la spiegazione della sua realtà.

La stessa prospettiva evita di immaginare il cambiamento come una forza misteriosa che si aggiunge dall’esterno a oggetti finiti. Se l’identità è continuità organizzata, alcune trasformazioni la mantengono e altre la interrompono. Riparare una casa può conservarne l’uso e la storia; ridurla a materiale di demolizione elimina quel tipo di organizzazione. Dove porre la soglia dipende dalla domanda: identità materiale, funzionale e storica non sono necessariamente la stessa cosa.

Questa pluralità sarà importante quando arriveremo alla persona. La continuità di un essere umano non si decide contando quante molecole siano rimaste identiche, ma nemmeno si esaurisce in una somiglianza di comportamento. Prima di affrontare quel problema, occorre capire come una differenza possa essere registrata e utilizzata. È qui che la relazione incontra l’informazione.

Figura 1. Componenti e struttura. Le stesse unità possono realizzare possibilità differenti in funzione delle relazioni.

Figura 1. Componenti e struttura. Le stesse unità possono realizzare possibilità differenti in funzione delle relazioni.

Il posto del fondamento coscienziale

La TUCR adotta una lettura della realtà che potremmo chiamare monismo relazionale a duplice aspetto. «Monismo» indica che non vengono introdotti due mondi separati, uno fisico e uno mentale. «Duplice aspetto» indica che la medesima realtà viene considerata nella sua organizzazione fisico-informazionale e nella dimensione coscienziale fondamentale postulata dalla teoria. Il rapporto tra i due aspetti è un problema da precisare, non un risultato nascosto nel nome.

In questa impostazione la coscienza fondamentale non è prodotta dal numero dei collegamenti. Non appare quando una rete raggiunge una densità magica. Appartiene, per postulato, al fondamento della realtà relazionale; le specifiche prospettive dipendono invece dall’organizzazione. La casa, una pianta e una persona non vengono per questo equiparate come soggetti. Condividere un fondamento non significa avere la stessa forma di esperienza, gli stessi bisogni o le stesse capacità.

La scelta ha un significato filosofico preciso: evitare che l’esperienza venga trattata come un’estranea assoluta nel mondo che la rende possibile. Ma la scelta non elimina il compito scientifico di spiegare le connessioni. Una dimensione coscienziale postulata non calcola la resistenza di una trave e non permette di saltare la fisiologia del cervello. Ogni livello conserva le domande che gli sono proprie.

Torniamo al terreno iniziale. Non manca un materiale misterioso: manca un’organizzazione. La domanda della TUCR è come le relazioni permettano alle parti di costituire qualcosa che persiste e produce conseguenze.

Testo integrale del volume. L’impaginazione web aggiunge strumenti di navigazione e lettura, senza riscrivere il testo. Le immagini sono quelle del documento originale.

Cerca nella TUCR

Illustrazione ingrandita