13. Libertà, errore e responsabilità
Il giocatore di scacchi non decide come si muove la torre. Non sceglie tutte le mosse dell’avversario e non può cancellare a piacere la posizione raggiunta. Eppure la partita non è priva di decisioni. Valuta alternative, anticipa conseguenze, riconosce errori e cambia strategia. Le regole limitano il campo, ma rendono anche possibile un gioco nel quale le scelte hanno significato.
La TUCR propone una lettura della libertà di questo tipo: situata, graduata e interna alla causalità. Non la identifica con l’assenza assoluta di cause. Un evento totalmente casuale non sarebbe, soltanto per questo, una decisione della persona. Per parlare di controllo conta come gli stati del sistema, le ragioni e i modelli contribuiscano all’azione.
Cambiare le condizioni di una scelta
Non controlliamo ogni circostanza dalla quale dipendiamo. Possiamo però intervenire su alcune condizioni future: imparare, predisporre un promemoria, organizzare un ambiente, chiedere un confronto. La ricorsività consiste anche in questo: l’azione presente modifica il campo nel quale avverrà una scelta successiva.
Una persona che sa di dimenticare un appuntamento può scriverlo. Il foglio non elimina tutti i limiti della memoria, ma cambia il sistema operativo della decisione: al prossimo passaggio sarà presente un indizio. Il controllo non risiede soltanto in una volontà istantanea; può essere distribuito nel tempo e nelle relazioni con strumenti e altre persone.
La TUCR considera questo esempio una forma di autoregolazione riflessiva. Il sistema rappresenta una propria difficoltà e modifica le condizioni dell’azione. Non serve affermare che CF abbia inviato la decisione. Le ragioni appartengono alla storia e alla situazione dell’individuo; il fondamento comune non sceglie al suo posto.
Il caso non è la libertà
Un modello può includere probabilità per motivi differenti. Può riassumere dati mancanti oppure assumere transizioni fondamentalmente indeterminate. La TUCR non decide questa questione usando soltanto l’aggettivo computazionale. Una dinamica regolata può essere deterministica, probabilistica o quantistica, purché specifichi come produce conseguenze confrontabili con i dati.
Qualunque sia la risposta fisica, casualità e controllo rimangono distinti. Una scelta non diventa più nostra perché imprevedibile. Diventa attribuibile al sistema nella misura in cui dipende in modo pertinente dalle sue valutazioni e capacità. Questa è la prospettiva compatibilista che il libro esplora; non viene presentata come l’unica soluzione filosofica al problema del libero arbitrio.
La distinzione è utile perché evita due estremi. Non siamo necessariamente spettatori impotenti di tutto ciò che accade, ma non siamo neppure cause esterne al mondo capaci di sospenderne ogni vincolo. Siamo configurazioni che possono acquisire forme di controllo, conservarle, perderle e talvolta ricostruirle attraverso relazioni.
La responsabilità non si calcola dal fondamento
La condivisione di CF non rende equivalenti tutte le decisioni e non assolve automaticamente ogni azione. Ma non offre neppure un criterio semplice per giudicare le persone. Responsabilità significa considerare conoscenza, possibilità concrete, controllo e conseguenze. La riflessione normativa richiede argomenti propri.
Dalla frase «tutto appartiene alla stessa realtà» non segue da sola una legge morale completa. Occorre aggiungere considerazioni sul valore dell’esperienza, sulla sofferenza, sui diritti e sulla reciprocità. Il libro può sostenere un orientamento di attenzione all’interdipendenza, ma deve riconoscere il passaggio dalla descrizione di ciò che è alla valutazione di ciò che dovremmo fare.
Un modello falso può ferire e un modello migliore può aiutare. Questa conseguenza attribuisce alla rappresentazione una responsabilità pratica. Descrivere una persona soltanto come un problema, un rischio o una prestazione insufficiente può orientare il trattamento che riceve. La teoria delle relazioni deve essere particolarmente attenta ai nomi con i quali costruisce il mondo umano.
Dove la libertà incontra la vulnerabilità
Le capacità di memoria, previsione e controllo non sono costanti assolute. Possono cambiare con il contesto e con le condizioni del sistema. Nel ragionamento filosofico, riconoscere questa variabilità significa evitare di attribuire a tutti, in ogni momento, la medesima possibilità di scegliere. Non significa diagnosticare una condizione attraverso una metafora.
Quando il comportamento di qualcuno diventa difficile da comprendere, una risposta rapida è attribuirlo a cattiva volontà. Una lettura relazionale pone domande aggiuntive: quali segnali sono disponibili? Quali contenuti vengono mantenuti? Quali vincoli corporei e ambientali intervengono? Che cosa la persona riesce a comunicare? Queste domande non sostituiscono la valutazione clinica, ma impediscono al giudizio morale di arrivare prima della comprensione.
È qui che la TUCR deve dimostrare di saper stare vicino a un problema concreto senza trasformarlo in conferma di sé. Le malattie cognitive e i disturbi mentali non sono occasioni per proclamare l’esistenza della matrice universale. Sono condizioni umane che richiedono cura, conoscenza e rispetto. Una teoria può proporre un modo di organizzarne alcune domande; non può reclamarle come proprie creazioni.
La partita a scacchi termina quando i giocatori ripongono i pezzi. La vita non offre la stessa sospensione: le conseguenze continuano. Nei prossimi capitoli entreremo in due storie di vulnerabilità. Saranno casi narrativi inventati, non resoconti di persone reali. Ci permetteranno di distinguere con precisione ciò che la scienza documenta, ciò che il modello TUCR può ipotizzare e ciò che il postulato coscienziale non spiega.