Prologo
La casa prima dell’alba
Prima che qualcuno si svegli, la casa è già al lavoro. Il legno risponde all’umidità, una batteria perde lentamente una parte della carica, il frigorifero avvia il proprio ciclo. Sotto la finestra, le foglie del giardino si muovono. Nessuno ha ancora aperto gli occhi, ma non per questo il mondo è rimasto in attesa. Quando la prima persona entra in cucina, trova una realtà che ha continuato a trasformarsi durante la sua assenza.
Sul tavolo c’è una tazza. È facile pensarla come una cosa compiuta: ceramica, un manico, una certa forma. Eppure quella forma è il risultato di trasformazioni, e la sua utilità dipende da relazioni. La tazza contiene perché la parete separa un interno da un esterno; può essere sollevata perché una mano incontra il manico; diventa la tazza di qualcuno perché entra in una storia di abitudini. Il materiale conta. Ma, da solo, non racconta tutto ciò che stiamo chiamando «tazza».
Poco dopo arriva l’odore del caffè. Prima era una trasformazione fisica; ora è anche un contenuto dell’esperienza. La persona riconosce qualcosa, ricorda, si orienta. Può pensare alla giornata che l’aspetta oppure accorgersi di aver lasciato acceso un apparecchio. In questo secondo caso, una rappresentazione produce una decisione e la decisione cambia il mondo. Il percorso sembra ordinario: accade ogni mattina. Ma contiene una domanda straordinaria. Come può una parte della realtà costruire un modello della realtà e usarlo per modificarla?
Questo libro nasce da tale domanda. La Teoria dell’Universo Computazionale Ricorsivo, o TUCR, propone di affrontarla senza dividere troppo presto il mondo in compartimenti separati: da una parte gli oggetti, da un’altra l’informazione, altrove la vita e infine, quasi fuori posto, la coscienza. Prova invece a seguire un filo: le relazioni rendono distinguibili gli stati; le trasformazioni possono stabilizzare organizzazioni; alcune organizzazioni si mantengono attivamente; alcune costruiscono modelli; alcune vivono il mondo da una prospettiva individuale.
La TUCR assume inoltre una posizione filosofica precisa. La dimensione coscienziale non viene collocata soltanto alla fine di questa storia, come qualcosa che la realtà produrrebbe dopo essere stata interamente estranea all’esperienza. Viene postulata nel fondamento stesso della realtà. Il cervello e il corpo organizzerebbero una sua modalità individualizzata. Non nascerebbe dal nulla il fondamento coscienziale: emergerebbe una prospettiva.
È una tesi impegnativa, non una scoperta che il lettore debba accettare sulla fiducia. Chiameremo coscienza fondamentale quella dimensione universale postulata; coscienza individualizzata l’esperienza situata di un soggetto; memoria personale la trama dei ricordi e delle registrazioni della sua storia. Le tre espressioni non sono intercambiabili. La loro distinzione attraverserà le pagine sulla vita, sul cervello, sulla malattia e sulla morte.
La parola «computazionale» non deve far immaginare un gigantesco computer nascosto dietro il cielo. Nel linguaggio della proposta indica una realtà che evolve attraverso stati e trasformazioni regolate. La parola «ricorsivo» non significa che ogni atomo contenga una galassia in miniatura. Indica, in sensi che preciseremo, il ritorno dei risultati nelle condizioni successive, la ricomparsa di principi organizzativi e la capacità di un modello di includere il sistema che lo costruisce.
Il percorso non promette di risolvere ogni questione con una sola immagine. Il mare e l’onda potranno aiutarci a distinguere un fondamento da una forma temporanea, ma non saranno una dimostrazione della coscienza universale. Una rete disegnata sul foglio renderà visibili dipendenze, senza diventare per questo una fotografia della struttura ultima del cosmo. Una storia quotidiana potrà chiarire il funzionamento di un modello, senza sostituire una ricerca.
Andremo anche dove queste idee diventano difficili. Che cosa significa una prospettiva individuale quando la memoria si indebolisce? Come parlare di Alzheimer senza trasformare una filosofia della coscienza in una medicina immaginaria? Che cosa cambia quando la percezione non trova più un accordo affidabile con il mondo condiviso? E quale significato può avere il viaggio nel tempo, se il tempo stesso viene pensato attraverso relazioni e trasformazioni?
Non useremo queste domande come decorazioni spettacolari. La vulnerabilità cognitiva obbliga a distinguere la persona dalle sue prestazioni; il viaggio nel tempo obbliga a distinguere ciò che una teoria ammette da ciò che esclude. In entrambi i casi, la precisione non spegne l’immaginazione. Le offre un terreno sul quale muoversi senza perdere il contatto con le conseguenze delle parole.
La casa, intanto, non ha smesso di cambiare. La persona esce, la luce attraversa la finestra, il caffè si raffredda. Ora, però, nel mondo esiste anche un pensiero su quella casa. È piccolo, incompleto, forse inesatto. Eppure può orientare un gesto, una cura, una costruzione. La distanza tra una trasformazione che avviene e una trasformazione che viene compresa è il luogo dal quale comincia la nostra esplorazione.