CAPITOLO 08 · 6 MIN DI LETTURA
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8. Quando una forma si mantiene in vita

Un giardino continua a trasformarsi durante l’assenza di chi lo cura. Acqua, suolo, luce e organismi entrano in relazioni che non hanno bisogno di essere raccontate per produrre effetti. Quando il proprietario torna, trova una storia in parte visibile: alcune piante sono cresciute, altre hanno sofferto, alcune tracce rimangono difficili da interpretare. Non è accaduto tutto per lui, e non tutto sarà ricostruibile.

Il giardino aiuta a comprendere la vita senza renderla un’eccezione esterna alla realtà. I viventi appartengono ai processi fisici, ma presentano un tipo particolare di organizzazione. Non si limitano a durare: partecipano al mantenimento delle condizioni che rendono possibile la loro durata. Regolano scambi, conservano confini operativi, utilizzano risorse e rispondono a perturbazioni.

Un confine che scambia

Il confine di un vivente non è un muro che lo sottrae al mondo. È una struttura di selezione e scambio. Separare interno ed esterno permette una regolazione; isolare completamente eliminerebbe le condizioni da cui il sistema dipende. La TUCR usa questa differenza per pensare l’individuo: essere distinguibile non significa essere ontologicamente estraneo al resto della realtà.

Immaginiamo una serra. I vetri delimitano un ambiente, ma la sua continuità dipende da luce, calore, acqua e interventi. Il sistema di controllo deve distinguere ciò che accade all’interno da ciò che arriva dall’esterno. Una chiusura perfetta non sarebbe automaticamente la condizione migliore. Il problema è quali scambi siano mantenuti e come vengano regolati.

La serra non è per questo un organismo. L’esempio isola soltanto il rapporto fra confine e dipendenza. Nel vivente la costruzione e il mantenimento dell’organizzazione sono parte della dinamica del sistema stesso. Stabilire una definizione biologica che copra ogni caso di confine richiede un lavoro ulteriore; la TUCR individua qui il problema della continuità attiva.

La differenza che conta per il sistema

Un sasso può subire un cambiamento senza utilizzare quel cambiamento per mantenere la propria organizzazione. In un sistema autoregolato, una differenza può invece entrare in un circuito che modifica una risposta. Nel nostro linguaggio teorico compare una rilevanza operativa: certe condizioni consentono la prosecuzione del processo, altre la compromettono.

Questo non implica ancora significato cosciente. Un controllo automatico può rispondere a una deviazione senza vivere il valore della risposta. La vita e l’esperienza non vengono rese sinonime, così come informazione e intenzione non lo sono. La TUCR cerca il collegamento tra livelli conservando le differenze che devono essere spiegate.

La riproduzione e l’evoluzione ampliano la prospettiva oltre il singolo organismo. Non ogni individuo deve riprodursi per essere vivente; la continuità delle linee di discendenza è un problema distinto dalla regolazione del singolo. In un modello serio, queste scale non si sostituiscono a vicenda. L’azione che mantiene un individuo oggi e il processo che modifica una popolazione nel tempo richiedono descrizioni differenti.

Il soffio non sostituisce la biologia

La TUCR usa talvolta «soffio della vita» come immagine della coscienza fondamentale. L’espressione va letta in senso filosofico, non come il nome di una sostanza che alimenta il metabolismo. Poiché il fondamento è postulato universale, non può da solo distinguere un albero da una pietra. Tale distinzione richiede caratteristiche dell’organizzazione fisica.

Il postulato non propone che gli organismi si mantengano grazie a una radiazione mentale. Nutrimento, scambi e condizioni corporee non diventano superflui. La coscienza fondamentale è assunta come dimensione della stessa realtà nella quale quei processi si svolgono. Non è un ingrediente aggiuntivo da somministrare o una risorsa che un apparato abbia già rilevato.

La differenza è importante anche per la dignità del vivente. Una teoria che postula un fondamento comune non può concludere che ogni sistema abbia gli stessi bisogni. La fragilità di una persona, quella di una pianta e quella di un edificio non sono intercambiabili. L’unità della realtà non cancella la specificità delle organizzazioni e delle loro vulnerabilità.

Dalla regolazione al modello

Una serra automatica può reagire a una misura d’umidità. Una persona può fare qualcosa di più: comprendere che una zona si asciuga diversamente, confrontare ipotesi, modificare la posizione dei vasi e verificare se la spiegazione regge. La differenza non è soltanto la quantità di dati. Riguarda il tipo di rappresentazione e la capacità di usare alternative.

Nel lessico TUCR un modello è una organizzazione interna che permette di anticipare o controllare aspetti della situazione. Non deve essere una fotografia. Una mappa schematica può essere più utile di una riproduzione completa quando il compito è scegliere un percorso. Il modello conserva ciò che conta per l’azione e trascura altro, assumendo per questo limiti e rischi.

Quando il sistema include nel modello anche le proprie capacità, la propria posizione o l’affidabilità delle proprie stime, compare una forma di autoriferimento. Il giardiniere può accorgersi che controlla sempre la stessa zona e trascura l’altra. Non cambia soltanto un’azione: cambia il criterio con il quale costruisce le azioni. È una delle porte d’ingresso alla ricorsività osservativa.

Appartenenza e individuazione

La TUCR interpreta le prospettive individuali come modalità locali del fondamento coscienziale. Il termine *individuazione* non indica un pezzo di sostanza che si stacca dal cosmo. Indica il problema di come una esperienza sia organizzata come questa prospettiva e non un’altra. Il confine funzionale del vivente offre un elemento da studiare, ma non risolve da solo il problema.

Un confine è necessario per molte descrizioni operative, tuttavia non basta a dimostrare un soggetto. Anche una scatola possiede un interno e un esterno. Una teoria dell’individuazione deve aggiungere criteri sulla dinamica, sull’integrazione e sulle forme di accesso. Deve spiegare perché alcuni contenuti si presentino insieme e altri no, perché esistano prospettive separate e come possano cambiare senza annullarsi immediatamente.

La vita ci ha portato vicino alla coscienza, ma non ha reso superflua la domanda. Un elenco di regolazioni non spiega ancora che cosa significhi sentire. Il passaggio successivo sarà affrontato nella forma più esplicita: perché postulare una dimensione coscienziale nel fondamento, che cosa si guadagna da tale scelta e quale problema essa lascia aperto?

Lasciamo il giardino senza attribuirgli una mente unica. Le sue relazioni sono sufficientemente ricche da insegnarci molto, senza che dobbiamo dargli le proprietà del proprietario. La TUCR diventa più chiara quando resiste alla tentazione di rendere cosciente tutto nello stesso modo. Può postulare un fondamento comune e continuare a chiedere, con la stessa serietà, che cosa distingua una prospettiva.

Testo integrale del volume. L’impaginazione web aggiunge strumenti di navigazione e lettura, senza riscrivere il testo. Le immagini sono quelle del documento originale.

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