12. Il modello che diventa causa
Prima del ponte esistono un terreno, un corso d’acqua, due rive e un problema di collegamento. Poi qualcuno costruisce un modello: considera materiali, appoggi, percorsi e uso futuro. Il progetto viene discusso, corretto, tradotto in azioni. Alla fine un’opera modifica la disposizione della materia e le possibilità delle persone. Una rappresentazione interna al mondo è diventata una delle condizioni del mondo successivo.
Questo è il cuore della ricorsività osservativa. Un sistema riceve segnali, costruisce un modello, agisce in base al modello e modifica le condizioni dalle quali riceverà nuovi segnali. La conoscenza non si trova fuori dalla causalità. Entra nella causalità attraverso la sua realizzazione concreta: cervelli, strumenti, documenti, comunicazioni e gesti.
Un disegno nel cassetto e un progetto usato
Non ogni rappresentazione svolge la stessa funzione. Un disegno dimenticato in un cassetto non orienta una costruzione nello stesso modo di un progetto utilizzato. Per dire che il modello è causalmente efficace dobbiamo poter specificare come una sua modifica cambi pertinenti possibilità d’azione.
Immaginiamo due progetti che differiscono nella posizione di un accesso. Se l’esecuzione cambia di conseguenza, la differenza rappresentata ha avuto un ruolo nella catena delle trasformazioni. Non occorre aggiungere una forza mentale misteriosa: il documento viene letto, la decisione formulata, l’azione realizzata. La spiegazione collega livelli senza trasformarli in mondi indipendenti.
La TUCR raccoglie questo percorso nello schema: mondo, osservatore, modello del mondo e di sé, azione, mondo modificato. Le frecce non implicano che tutti gli eventi passino attraverso una coscienza. La maggior parte della dinamica può continuare senza il circuito. Quando il circuito esiste, aggiunge una modalità organizzata di controllo e correzione.
Il modello include chi lo costruisce
Un progetto non riguarda soltanto l’oggetto esterno. Deve includere anche capacità e limiti di chi interviene. Materiali disponibili, strumenti, errori possibili e responsabilità contribuiscono alla scelta. Analogamente, un organismo che modella l’ambiente può rappresentare aspetti di sé: che cosa può raggiungere, quanto è affidabile una stima, quali conseguenze può sostenere.
L’autorappresentazione non deve essere completa. Un modello totale del sistema sarebbe spesso inutilizzabile. Conta una selezione pertinente al compito. Una persona che attraversa un passaggio stretto non deve conoscere ogni processo del proprio corpo; deve disporre di una rappresentazione adeguata delle dimensioni e del movimento possibile.
La riflessione introduce inoltre la possibilità di correggere il criterio, non soltanto l’azione. «Ho sbagliato svolta» è diverso da «tendo a fidarmi troppo di un indizio quando sono stanco». Nel secondo caso il sistema rappresenta una regolarità della propria elaborazione e può organizzare diversamente le condizioni future. È una ricorsività di livello ulteriore, ma non richiede un piccolo osservatore nascosto dentro il primo.

Figura 8. Una rappresentazione può orientare un’azione che modifica le successive condizioni di osservazione.
Il pericolo dell’omuncolo
Se spiegassimo la coscienza immaginando un soggetto interno che guarda le rappresentazioni del cervello, dovremmo spiegare anche come quel soggetto vede. Avremmo spostato il problema senza risolverlo. La TUCR evita questa regressione: il modello di sé è una funzione dell’organizzazione, non un secondo individuo seduto davanti a uno schermo interiore.
CF non è l’omuncolo cosmico che legge tutti gli schermi. È il fondamento esperienziale postulato della stessa realtà. Il compito della teoria dell’individuazione è chiarire perché certe organizzazioni corrispondano a una prospettiva, senza duplicare all’infinito osservatori che osservano osservatori.
Anche il termine «l’universo osserva se stesso» deve essere inteso con precisione. Può esprimere il fatto che un osservatore appartiene all’universo e ne rappresenta una porzione. Non dimostra che il cosmo nel suo insieme possieda un unico punto di vista o un’intenzione globale. È un modo sintetico di descrivere una relazione tra parte e totalità, non un’aggiunta di onniscienza.
L’errore non è fuori dalla teoria
Un modello può essere sbagliato e restare causalmente efficace. Una mappa inesatta può far scegliere una strada interrotta; una previsione errata può modificare attività; una convinzione infondata può produrre conseguenze reali. Il fatto che un contenuto orienti un comportamento non lo rende vero.
La TUCR deve quindi distinguere efficacia, adeguatezza e esperienza. Un pensiero può essere vissuto intensamente e interpretare male il mondo. Un modello può essere utile in un dominio e fallire fuori da esso. Una registrazione corretta può essere usata in un ragionamento scorretto. Questa separazione sarà decisiva quando affronteremo i disturbi della percezione e del comportamento.
Il feedback non garantisce da solo la correzione. Se il sistema seleziona soltanto conferme, interpreta ogni disaccordo come prova a favore o modifica l’ambiente in modo da impoverire gli indizi contrari, il circuito può irrigidirsi. Non è una spiegazione universale delle patologie: è un problema generale dei sistemi che usano modelli, compresi quelli perfettamente ordinari.
Un sapere che cambia le proprie condizioni
La scienza stessa realizza un circuito di questo tipo. Un’ipotesi orienta un esperimento; l’esperimento produce dati; i dati modificano il modello; il modello suggerisce altri strumenti. La conoscenza non è una fotografia finale, ma un processo che organizza la propria possibilità di correzione.
Un esempio metodologico è il confronto avversariale del Cogitate Consortium tra previsioni di teorie della coscienza, con analisi concordate e preregistrate. [15] Il valore per la TUCR non sta nel ricavarne una conferma del proprio fondamento, ma nell’idea di esporsi prima a risultati capaci di mettere in difficoltà la proposta. La discussione diventa più precisa quando gli esiti contrari sono riconoscibili prima di conoscere i dati.
Nel libro, la ricorsività osservativa è quindi sia un tema sia una richiesta al metodo. Se la TUCR descrive modelli che cambiano attraverso il confronto con la realtà, deve permettere che anche le proprie rappresentazioni vengano criticate. Una teoria non può invocare feedback e poi sottrarsi a ogni correzione.